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Banti Anna – Noi credevamo

“Non basta scrivere fatti sulla base di documenti: la letteratura deve saper dire di più” Proprio questo <<valore aggiunto>> della narrativa rispetto all’esposizione dei semplici fatti  storici rende il romanzo storico ricco di appeal verso il grande pubblico che ha l’impressione di comprendere non solo i fatti ma anche le emozioni di epoche passate. Sono raccontati gli ideali del Risorgimento interpretati da un ‘galantuomo’ che crede fermamente negli ideali repubblicani, diventa rivoluzionario e si butta a capofitto nelle azioni pericolose e visionarie della liberazione in Calabria e a Napoli dai Borboni fino a fare 12 anni di carcere. In realtà condannato a 30 ma per una felice intuizione riesce a liberarsi in un trasbordo in un carcere pontificio con una nave francese,  in cui chiede asilo politico. La delusione e le sconfitte reali ma anche  nella conoscenza dell’animo umano, nella distanza tra il popolo sfruttato semplice, incolto per cui lui è convinto di combattere e i rivoluzionari, spesso parolai, ma soprattutto inghiottiti dai monarchici. I documenti di riferimenti sono quelli del nonno Domenico Lopresti, e prima di morire viene quasi costretto da se stesso a scrivere le sue memorie a ripercorrere tutta la sua vita con l’amorevole accudimento della figlia preferita. Una critica spietata della sua vita. La scrittrice racconta un periodo storico, ma soprattutto le aspirazioni, le idee, le illusioni, la crudezza delle prove a cui si sottopone per non rinunciare ai suoi ideali rivoluzionari.

Ultimo aggiornamento Martedì 06 Aprile 2021 17:57
 

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