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A Letizia Catarini piace |
| Locus desperatus |
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Michele Mari, Locus desperatus Un romanzo scritto in un italiano ricercato e con termini desueti, ma significativi e appropriati, un po' alla Landolfi, numerose sono le citazioni e i riferimenti ad una vasta gamma di titoli letterari. Il soggetto è interessante: il rapporto che si ha con le cose, gli oggetti, i libri, i soprammobili, gli utensili, i quadri, le targhette, i manifesti e mille altre robe anche le più assurde da collezionare e conservare, da cui è impossibile separarci, che hanno una vita, sono una parte di noi, e sono stipate nella casa. Anche il tema della casa è un soggetto landolfiano. Il racconto è paradossale, ironico, a volte esilarante e crea un'atmosfera di ansia e di suspence. Il protagonista è stato individuato da entità misteriose con una croce sulla porta e sarà destinato a cedere tutte le sue 'cose', l'intera casa a qualcuno che gli subentrerà e per lui ci sarà una fine incerta, in base alla sua disponibilità ad assoggettarsi. Nella disperata resistenza, il protagonista perde via via i ricordi, gli oggetti, le vecchie conoscenze non saranno più certezze, ma confini labili, le trame dei libri letti non sono più presenti nella memoria, rivisita la sua vita, riportando a galla le proprie debolezze, i dolori, i fallimenti e si sente circondato da ultracorpi, non capendo più quali siano le persone reali, addirittura pensa di avere almeno un doppio di sé. Alcune delle sue proprietà lo tradiranno, ma altre lo sosterranno, dotate di autonomia e coscienza saranno protagoniste attive del racconto. Pur nel paradosso ci si riconosce in questo attaccamento alle cose, al bisogno di accumulo e al far dipendere la propria identità da ciò che possediamo .
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| Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Giugno 2024 21:22 |





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