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Crisantemi di Kabul - Valerio Marconi
Cadono dalle ginocchia fiori forzati e rossa denuncia invisibile labile in visi, urlo dei denti denunzia il caldo di sabbie mai viste e il freddo domestico amore. Cambiano le verghe che insultano nelle piazze donne fagotto, ma uno solo è il seme che opprime recide il filo inutile della placenta da ricucire; sole traverso una grata e il vento rinnova il negare che lento mai cessò. Basti tu Lilith e sbiancheranno all’improvviso un’alba i crisantemi di Kabul.

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