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Triste tigre PDF Stampa E-mail
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Neige Sinno, Triste tigre

'Che cosa ci salva? La letteratura può salvarci?..'  'Estetizzare la violenza, prendere il lettore attraverso l'uso del terrore mi sembra uno sbaglio dal punto di vista artistico' Questi sono alcuni dei dilemmi della scrittrice, Sinno racconta la sua infanzia lungamente abusata dal patrigno, dai 7 o 9 anni fino almeno ai 14. La temporalità non è del tutto precisa, i ricordi, in alcuni casi nitidi, e intessuti nella propria essenza, a volte, hanno confini più labili. A 19 anni decide di denunciarlo, quando finalmente si allontana dalla famiglia, e lo fa per proteggere i suoi fratelli e per dare voce ai tantissimi bambini e bambine abusati, che non riescono a raccontare e neanche a provare a salvarsi, perchè comunque non ci si può mai salvare da questo tipo di esperienza. Il libro, in modo diretto e senza crogiolarsi sugli abusi, nel tentativo di non generare facile pietà per la vittima, ci consegna una vita non immaginabile. La scrittrice indaga su se stessa, sull'ambiente, sulla vicenda nella sua interezza, coinvolgendo il lettore nelle scelte che effettua e  osservandola da più angolazioni, compreso il tentativo di indagare sul mostro, per capirne le ragioni, per penetrare quell'oscuro in cui in fondo il carnefice, ma non volente, anche la vittima sprofonda. Ricorre alla letteratura, in particolare anglosassone per capire come si possa raccontare, come sia già stato raccontato, come far capire al lettore le dinamiche, le conseguenze, i traumi, le reazioni possibili, la capacità di riprendere la propria vita; ma sarà possibile fino in fondo? lo sguardo sul mondo non potrà mai prescindere da quel vissuto.


Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Luglio 2024 13:44
 

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