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Marco Balzano, Resto qui

La suggestiva foto del campanile in mezzo al lago, unico baluardo rimasto di due borghi della Val Venosta sommersi dalla costruzione della diga restituisce la forza e la resilienza dei protagonisti del romanzo. Una zona di confine, di lingua tedesca, che sembra avere identità e radici solo nella propria terra e nelle proprie montagne, dove il fascismo, il nazismo e anche l'Italia repubblicana e democratica sono comunque contesti storici di usurpazione e soprusi, di dominazione e di mancato rispetto degli abitanti di quelle terre. I protagonisti Trina, Erich, Ma' e Pa' sono combattenti, disposti a difendersi, non abbandonano i loro monti, la loro storia, i loro masi, i loro animali se non quando non sono schiacciati dal potere.  Difendono Curon e Resia, i piccoli borghi, anche se  la vita non offre niente ai giovani, tanto che molti se ne vanno (compresa la figlia di Trina e Erich), ma gli abitanti della  loro generazione, quella tra le due guerre, non può uscire da quella simbiosi con la natura in cui sono nati. L'arroganza della Montecatini e dei governi che hanno deciso la costruzione della diga confida nella fame di tranquillità che ha la gente, soprattutto dopo una guerra.

RECENSIONE: Resto qui (Marco Balzano)


Ultimo aggiornamento Lunedì 27 Maggio 2024 21:59
 

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